Italian Journal of Criminology

The official journal of the Italian Society of Criminology

di Cristiano Barbieri • Tullio Bandini • Alfredo Verde


Scopo del presente contributo è quello di esaminare l’approccio di Luigi Pirandello al problema del delitto, delle sue origini e dei suoi significati. A titolo esemplificativo, perciò, si prende spunto da Non si sa come, dramma composto dall’Autore nell’estate del 1934, e si analizza il percorso descrittovi in base al quale l’essere umano, ad un certo punto, può essere così suggestionato dalle sue parole, da divenire vittima di se stesso e giungere così all’annientamento di sé e/o dell’altro. Il conte Romeo Daddi, seppur innamorato della moglie Bice, l’ha tradita con Ginevra, moglie dell’amico e compagno d’infanzia Giorgio Vanzi, ufficiale di marina. Questo delitto, che Pirandello definisce come innocente, perché non voluto dai protagonisti, fa ricordare al conte un altro reato, altrettanto innocente: l’uccisione da parte sua di un ragazzino per un futile motivo. Il pensiero poi che anche la moglie Bice, come Ginevra, possa tradirlo, senza volerlo, con Nicola Respi, altro amico di famiglia, scatena in lui un tormento che, nel crescente parossismo delle sue parole, porta ad un tragico epilogo: l’uccisione di Romeo da parte di Giorgio con un colpo di pistola. Tale racconto, dal punto di vista della narratologia criminologica, assurge a paradigma esplicativo dei c.d. reati d’impeto, poiché la genesi e la dinamica dei comportamenti delittuosi qui raccontati sembrano chiamare in causa modalità primitive di funzionamento psichico. Esse, del resto, come e in quanto arcaiche, si rivelano tanto più devastanti, quanto più si esprimono in narrative auto-centrate, auto-referenziali, narcisistiche, connesse al passaggio all’atto violento. In questa primordiale dimensione comunicativa, infatti, non esiste dialettica tra razionalità ed affettività, per cui viene meno la costituzione inter-soggettiva dell’altro e, alla fine, tutto si riduce ad un marasma di emozioni, nel quale è destinata a prevalere sempre e soltanto la distruttività.


Sezione di Medicina Legale e Scienze Forensi, Università degli Studi di Pavia

Cristiano Barbieri

Dipartimento di Scienze della Salute, Unità di Criminologia, Università degli Studi di Genova

Tullio Bandini

Dipartimento di Scienze della Salute, Unità di Criminologia, Università degli Studi di Genova

Alfredo Verde
Per corrispondenza: CRISTIANO BARBIERI email:  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it , TULLIO BANDINI email:  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it , ALFREDO VERDE email:  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Tratto da: Rassegna Italiana di Criminologia n° 4/2015



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