’Ndrangheta ed estorsioni. Il crime script del racket nella provincia di Milano

di Lorenzo-Andrea Giacopelli


La cronaca giudiziaria degli ultimi anni ha sottolineato il ruolo di primo piano della ’ndrangheta in Lombardia. Si è quindi evidenziata una diffusione delle condotte estorsive di matrice ’ndranghetista, specie nella provincia di Milano. Nonostante ciò, ad oggi non sono stati compiuti adeguati sforzi analitici per comprendere i meccanismi che ne consentono una tale diffusione a livello sistemico. Lo scopo del presente studio è dunque quello di descrivere qualitativamente il racket delle estorsioni di matrice ’ndranghetista nella provincia di Milano al fine di produrre una conoscenza organica e scientifica della condotta delittuosa in esame. Si è quindi deciso di ricorrere al metodo del crime script per individuare tutti quegli elementi che caratterizzano il modus operandi tipico dell’agire criminale, dal momento della sua pianificazione fino al momento successivo alla sua consumazione. Per raggiungere tale obiettivo si è operata un’analisi secondaria su numerosi atti giudiziari quale fonte di informazione primaria. Tali atti giudiziari fanno quindi riferimento a nove diverse indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. I risultati dell’analisi che maggiormente rilevano sono due. Il primo, è possibile distinguere due modelli di racket entro cui le diverse tipologie di condotta estorsiva ricadono: uno perimetrale, l’altro reticolare. Un modello non esclude l’altro, semmai lo integra. Il secondo, la diffusione delle condotte estorsive si consegue attraverso: ciclicità, concatenazione, consequenzialità e integrazione. In tutti i casi, sono questi i meccanismi che consentono il consolidamento di una prassi estorsiva a livello sistemico.


Laureato in Scienze della Criminalità e Tecnologie per la Sicurezza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, Ricercatore freelance

Lorenzo-Andrea Giacopelli
Per corrispondenza: LORENZO-ANDREA GIACOPELLI,  e-mail: This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Tratto da: Rassegna Italiana di Criminologia n° 1/2017



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