Rassegna Italiana Di Criminologia

Organo ufficiale della Società Italiana di Criminologia

di Cristiano Barbieri e Alessandra Luzzago

Il lavoro intende approfondire il significato di quelle alterazioni della relazione interpersonale che vengono riconosciute all’origine dei reati commessi all’interno della coppia, soprattutto nei casi in cui esiste un rapporto affettivo e sessuale abnorme, anche se protratto nel tempo. Questo tipo di relazione può essere meglio definita come “perversificato”, anziché "perverso”, perché nella dinamica affettiva, prima e oltre che sessuale, la parafilia appare funzionale al mantenimento del rapporto stesso. Per “coppia” si intende un sistema sovra-individuale, caratterizzato da una serie di bisogni e di dinamiche che implicano diverse modalità di funzionamento, per cui la stessa rappresenta una realtà ben diversa dalla semplice somma delle parti che la compongono. Questo comporta un adeguato investimento affettivo ed un sufficiente coinvolgimento emotivo tra i partner, perché questo scambio agevola l’espressione di quell’intimità e di quella stabilità che sono già state vissute dai singoli nel rapporto con i genitori e vengono trasferite poi nella relazione adulta con l’altro. Non si “è” dunque coppia, ma “si diventa”coppia laddove la relazione è tale da permettere l’integrazione e la crescita dei suoi membri, nonché un adattamento funzionale all’ambiente ed ai suoi mutamenti. In questa prospettiva essere “con” e “per” l’altro consiste nel dare valore e senso alla propria ed all’altrui esistenza. Nella coppia disfunzionale, la relazione non favorisce il benessere dei suoi membri. Essa funziona sulla base di fraintendimenti, coartazione e strumentalizzazione, così da diventare patogena. Essa raggiunge presto un bivio: o diventa collusiva (e si fonda sul silenzio e sul non detto), o accumula aggressività e distruttività, prima o poi destinata a manifestarsi nel e con il reato. In siffatte coppie, il rapporto erotico è quanto mai variegato, al punto da rendere necessario delineare la differenza tra i concetti di condotta perversa episodica (intesa come occasionale strategia difensiva) e struttura perversa stabile; nonché tra perversione (intesa come deviazione ben strutturata dell’istinto sessuale, nella quale l’atto sessuale prescinde da una reale comunicazione alter-egoica) e perversità, nella quale l’oggetto psichico non si forma, o si forma in modo parziale, e gli altri non possiedono una propria individualità. In questi soggetti (c.d. anche perversi caratteriali), si manifestano soprattutto le componenti distruttive, nelle quali il rapporto sessuale rappresenta un corollario. Nelle coppie c.d. perverse vi è congruenza tra organizzazione di personalità individuale e condotta parafilica: infatti, la condotta perversa è funzionale alla relazione interpersonale, perché questo tipo di rapporto permette ai partner di vivere secondo i propri incompiuti livelli di funzionamento e di organizzazione psichica. L’uno diviene strumento dell’altro e non diventa mai soggetto. Per comprendere la criminogenesi e la criminodinamica della condotta violenta nella coppia c.d.perversa, è necessario pertanto analizzare non solo i singoli, ma soprattutto la tipologia della loro relazione. La casistica è costituita da sette coppie, esaminate in un periodo di nove anni e giunte all’osservazione peritale per comportamenti criminosi emersi in sede di separazione. Il rapporto dura mediamente quasi cinque anni e tutte le coppie apparentemente rivelano sufficiente integrazione nel tessuto sociale. Tutte agiscono una condotta parafilica (prevalentemente sado-masochismo, ma anche scambismo, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo). Il tipo di coppia è stata definita in base al modello di condotta prevalente, anche se alcune coppie hanno dichiarato di agire diverse tipologie di comportamenti parafilici. Tali comportamenti, attuati da coppie apparentemente consolidate a livello familiare ed integrate sul piano sociale, sono spesso interpretati, all’interno delle c.d. “nuove perversioni”, come situazioni “al limite” tra la schiavitù e la libertà, o come antidoto contro la noia. Gli AA., tuttavia, rifiutano tale lettura semplicistica, che sembra smentita dalla casistica esaminata, nella quale si evidenziano in tutti i membri delle coppie una struttura di personalità disorganizzata, un’identità personale incompiuta ed una sostanziale incapacità di investimento affettivo, che impedisce loro una relazione oggettuale autentica. La condotta parafilica, da un lato, si correla alla struttura di personalità dei soggetti, mentre, dall’altro, motiva una dinamica interpersonale connotata da costante aggressività e reificazione del partner. Si tratta di coppie altamente disfunzionali, nelle quali l’assenza di un adeguato investimento oggettuale chiama necessariamente in causa un’identità personale che, sul piano psico-evolutivo, si è formata senza un vero e proprio confronto alter-egoico. La distruttività insita in queste relazioni rinvia quindi alla mancanza dell’“altro”, concepito sia come “matrice”del Sé, sia come “limite” rispetto al quale articolare la relazione affettiva ed erotica. L’approccio relazionale alla parafilia, specialmente se questa viene agita nel contesto di rapporti di coppia perversificati, permette di cogliere i prodromi e le dinamiche dell’aggressività insita in tali rapporti. Questi, del resto, dopo un crescendo di tensioni e conflitti che destabilizzano l’apparente equilibrio perverso e la relativa egosintonicità parafilica, si concludono con la distruzione della coppia stessa. I reati denunciati, costituiti da lesioni personali, tentato omicidio, violenza sessuale, induzione alla prostituzione, etc., rappresentano quindi l’aspetto più eclatante e manifesto di un’aggressività pur sempre sottesa alle dinamiche interpersonali presenti in queste coppie.


Università degli Studi di Pavia
Cristiano Barbieri
Università degli Studi di Pavia
Alessandra Luzzago
Per corrispondenza: Alessandra Luzzago - Dipartimento di Medicina Legale e Sanità Pubblica “Antonio Fornari”, Via Forlanini, 12, 27100 Pavia, tel. 0383.987803 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Tratto da: Rassegna Italiana di Criminologia n° 1/2007



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