Rassegna Italiana Di Criminologia

Organo ufficiale della Società Italiana di Criminologia

di Stefano D’Auria

 

Il progresso delle neuroscienze - e delle tecniche di neuroimaging – sta consentendo che le stesse trovino grande applicazione in ambito forense. La risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET), la Voxel-Based Morphometry (VBM), ecc. permetterebbero lo studio diretto della morfologia e dell’attività cerebrale in condizioni di “normalità” e nel corso dell’esposizione ad una stimolazione emotiva. Parti dell’encefalo – come l’amigdala, il lobo frontale, ecc. – regolano direttamente l’aggressività, la capacità di autocontrollo e di giudizio in una persona; e le sempre più sofisticate tecniche di neuroimaging ne stanno consentendo uno studio sempre più approfondito. Le pronunce della giurisprudenza, negli ultimi anni, stanno assorbendo queste istanze innovatrici che provengono dalla scienza e dalla tecnologia. La Corte di Cassazione, in una famosa sentenza del 2005, ha ritenuto che anche i “disturbi di personalità” possono influire sulla capacità di intendere e di volere del soggetto agente.

La Corte d’Assise d’Appello di Trieste e il Tribunale di Como, con due celebri pronunce, sono andate oltre riconoscendo agli imputati il “vizio parziale di mente” basandosi su perizie psichiatriche realizzate anche con l’apporto delle neuroscienze cognitive e della genetica comportamentale. L’apporto delle neuroscienze alla psichiatria forense sta alimentando – non mancano coloro che, travisando la realtà, pervengono a forzature ed esagerazioni - quelle teorie criminologiche che tendono a privilegiare l’aspetto bio-antropologico nella genesi di un delitto e a concepire i criminali come soggetti con un libero arbitrio quantomeno ridotto. Si tratta di un “filone di pensiero” che risale alla Scuola Positiva e al Lombroso e che – in varie versioni e differenti sfaccettature - è giunto sino ai giorni odierni. Un approccio concreto - e scevro da interpretazioni radicali - delle neuroscienze cognitive non può che rivelarsi un ottimo ausilio per tanti problemi che possono presentarsi nelle aule giudiziarie.

 

Avvocato, è specializzato in “Scienze forensi, Criminologia, Investigazione, Security, Intelligence”. Dal 2003 al 2007 ha collaborato con la cattedra di Criminologia presso la facoltà di Sociologia dell’università “La Sapienza” di Roma. È autore di varie pubblicazioni scientifiche.

Stefano D'Auria
Per corrispondenza: Avv. Stefano D’Auria, Via della Forma n. 19, 04023 Formia (LT), Tel.: 340-0667737 - e-mail: avv.stefanodauria(at)tiscali.it

Tratto da: Rassegna Italiana di Criminologia n° 2/2013

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